E la Terra?

In questi giorni  è acceso il dibattito sul glifosate; ll Ministro delle Politiche Agricole e quello della Salute hanno annunciato la contrarietà dei loro Ministeri alla riconferma dell’uso di questo erbicida in ambito europeo. Questa decisione non ha trovato tutti d’accordo.

Biologi, agronomi, scienziati e politici esprimono alla radio, nel web, in tv la loro opinione, e la discussione ruota attorno a questa domanda: il glifosate è cancerogeno o no?Purtroppo su questo argomento non ci sono certezze: l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms (Iarc) lo considera probabilmente cancerogeno, mentre per l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) è probabilmente non cancerogeno. Qualche cosa però è certa: il glifosate è l’erbicida più usato al mondo, è brevettato da una delle multinazionali più potenti, intorno ad esso gira una quantità di denaro inimmaginabile e si comincia a trovarlo negli alimenti (sono recenti le ricerche che lo hanno scovato nell’olio e nella birra). Ma in questo vortice di convinzioni manifeste una domanda nessuno se l’è fatta: e la Terra? Mi stupisce davvero tanto che si sia parlato pochissimo del Suolo, il protagonista di questa faccenda, il luogo che dovrà essere irrorato da questo prodotto chimico e che ne subirebbe maggiormente le conseguenze.

Mi è capitato spesso di trovare artigiani o professionisti bravi a fare un lavoro ma con poche nozioni e pochissima conoscenza della materia di cui si occupano. Hanno imparato cosa fare, come farlo, interessandosi poco all’essenza, la protagonista del loro operato. Ed è usuale questa sequenza: si impara un mestiere, si adottano i metodi più adatti a noi, si aggiornano i nostri strumenti con le ultime tecnologie e si va avanti…. ma ci si interroga raramente. Ed è un atteggiamento comprensibile, ha a che fare con le nostre paure, la curiosità ci mette davanti alla nostra ignoranza e non tutti sono disposti a prenderla come uno stimolo. Ogni lavoro invece, di qualunque cosa si occupi (che sia il pane, il legno o lo sport) ci fa assumere delle responsabilità. Ecco, a mio modo di vedere chi decide di lavorare la Terra si assume nello stesso tempo l’onere di diventarne custode e, se si limita a vederla come una spugna morta su cui rovesciare i propri prodotti, tradisce la responsabilità che si è preso.

Ci vorrebbe poco, basterebbe un po’ di silenzio per cominciare a vedere. Un po’ di ascolto, prima di sé stessi e poi di quella cosa sconosciuta su cui appoggiamo i piedi, una passeggiata in quiete, un minimo di apertura e forse cominceremmo ad accorgercene. Capiremmo che il Suolo è un brulichìo di vita, un’alchimia continua di reazioni tra materia ed energia. Vita, in una parola. Nel Suolo vivono animali piuttosto grandi, come le arvicole o le talpe che con il loro incessante scavare riescono ad areare la Terra e a rimescolarla, portando in superficie ciò che era in profondità. C’è una moltitudine di invertebrati, ognuno dei quali svolge un compito preciso ai fini della Fertilità. Ci sono quelli che frammentano la sostanza organica e le cui palline fecali vengono convertite in humus dai batteri, ci sono quelli che scavano piccolissime gallerie sulla “pelle” del suolo grazie alle quali la Terra è in grado di assorbire una quantità inimmaginabile di acqua. I lombrichi, ai quali questo sito dedica una grande attenzione, i batteri con capacità tali che senza di essi moriremmo (infatti noi siamo i loro parassiti): ci sono quelli responsabili della fotosintesi, capaci di convertire l’energia del Sole in materia, quelli in grado di trasformare la materia morta in Humus, una meravigliosa opportunità di vita. E non possiamo trascurare le alghe, i funghi, tutta la biomassa del Suolo presente in TONNELLATE per ettaro, in un impressionante ciclo autosufficiente e autorigenerante.

Bene, tutto questo quando si getta il glifosate, un qualunque diserbante o un insetticida, quando si effettua un’aratura profonda muore. Per soddisfare il nostro desiderio di controllo, per il nostro continuo bisogno di fare invece che lasciar andare, la Terra diventa sterile. Questa parola, oltre a significare”liberato da germi o microrganismi” la usiamo anche per indicare chi è “non atto a generare vita”.

Rendiamo la Terra incapace di generare vita.


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